Bisognerà pur mangiare!

Ieri, domenica 15 marzo, abbiamo partecipato al primo raduno della stagione. Veramente non era il primo, i raduni invernali sono già iniziati da un mesetto, e a dirla tutta questo era l’ultimo del Campionato Romagnolo “Mare e Collina”, ma vuoi perché i raduni in pineta non li facciamo tanto volentieri (causa sabbia), vuoi perché a quello di Castrocaro non siamo andati causa pioggia abbondante nei giorni precedenti, sta di fatto che solo ieri siamo riusciti ad organizzarci per andare a quello di Fratta Terme.
A Fratta si gioca in casa, siamo nel nostro territorio, ma nonostante siano strade che frequentiamo spesso, sono tre anni che lo faccio e mi è sempre piaciuto.
Generalmente si parte da Fratta Terme, arrivando a Teodorano dopo qualche saliscendi ed infine si torna al punto di partenza, per un percorso medio di una trentina di km.
Ricordo il primo anno: pensavo di non farcela! Le salite erano durissime, e la discesa che da Teodorano arriva al fondovalle della Fabbrona era un continuo di fango e canali, per non parlare dell’ultimo tratto fortemente in pendenza. Però ero arrivata a fare tutto il giro, anche grazie al bel ristoro che avevano allestito a Montecavallo.
Lo scorso anno il giro era stato identico, tranne che per un particolare: mancava il ristoro.
Ieri mattina, partita da casa un po’ di fretta, ho infilato in tasca giusto una barretta, certa del fatto che avrei avuto di che sfamarmi durante il percorso. Ho aspettato il gruppo a Diegaro, poi ci ha superato un gruppo di ciclisti, e ci siamo aggregati a loro fino a Forlimpopoli. Mettersi in scia è un po’ come agganciarsi ad un treno in corsa: devi essere abbastanza veloce per riuscirci, ma una volta dietro con il minimo sforzo riesci a mantenere una velocità che da solo non potresti mai avere se non sudando sette camicie!
All’iscrizione ci hanno chiesto otto euro… Otto… mi è parso un pochino esagerato, visto che lo scorso anno erano sette. Il pacco gara: una maglietta bianca stampata taglia unica -vale a dire ENORME. Ma siccome di solito non mi lamento e mi piace vedere sempre il lato positivo delle cose, ho annunciato che quello sarebbe diventato il mio pigiama.
Il tempo di attaccare i numeri alle nostre mountain bikes e di riempire il minuscolo zaino di Roby con tutte le nostre magliette (e in quel momento ho capito che non era piccolo: era la borsa di Mary Poppins travestita da zaino!), e siamo partiti.
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Quest’anno il percorso era stato leggermente modificato, e, per intenderci, quella che era la discesa da Teodorano, è diventata la salita verso Teodorano! Piuttosto dura, direi, ma piano piano si faceva.
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(Io poi ieri, non so il perché né il percome, ero in una forma smagliante)
Arrivati in cima avevo già dato fondo a tutte le scorte alimentari e già pregustavo un bel pezzo di crostata, o un semplicissimo pezzo di pane con marmellata.
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Ma non c’era niente.
Da Teodorano siamo ripartiti per Montecavallo, e… ecco un ristoro!!! Ah, no, non era per noi, ma per il raduno su strada Grama che si svolgeva in contemporanea ieri mattina… 😦 E gli ausiliari sono stati ben attenti a specificarlo mentre passavamo: “Voi andate dritto, qui non potete fermarvi!!”
E vabbè, ci daranno qualcosa a Montecavallo! Ma nemmeno lì c’era traccia di cibo. La fame aumentava, così abbiamo deciso di saltare l’ultima salita per andare direttamente all’arrivo, dove ci aspettava nientepopodimeno che… un pasta-party!! Yuppieeee
Ora, so che pasta-party significa che ti danno della pasta… ma almeno un pochino di ragù ce lo potevano mettere? E due dolcetti? Qualche biscotto? Un pezzo di piadina, visto che siamo in Romagna? Niente, solo pasta e qualcosa da bere. E allora mi sono chiesta quegli otto euro che abbiamo pagato dove sono andati a finire?

La prossima volta mi riempio le tasche di merendine, evito l’iscrizione (non è una questione di taccagneria, ma di servizio che viene pagato e non dato) e la pasta me la mangio a casa.

A parte questo è stato divertente come al solito, e grazie agli amici che mi hanno accompagnata nella volata finale, anche se non ero in gara, Maurizio, Andrea e Roby, a quel povero tizio a cui abbiamo fatto sputare sangue perché pensava fossimo in gara, e a quelli che hanno ceduto prima, Sparzo e gli altri che -belli stanchi- se ne sono tornati a casa già da prima del bivio verso la Busca!

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Dicesi giro “tranquillo”…

Come ogni sabato pomeriggio, il programma era di trovarsi alle 14 al solito posto. Il giorno prima Ale mi aveva mandato un messaggio: “Viene una ragazza nuova: trattatela bene”. Per “trattare bene” intendeva: non andate troppo forte e cercate di fare un giro facile.
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Il problema è che NESSUNO sa che giro faremo finchè non siamo tornati tutti a casa, DOPO il giro stesso. Strano dite? No, normale: il bello di partire con la mountain bike è che puoi improvvisare in ogni momento, puoi decidere di scendere per quel sentiero o per quella vigna, o semplicemente passare da una strada inghiaiata.

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Insomma, anche questa volta tutti puntuali: Cinzia era arrivata un po’ preoccupata per questo esordio alla cieca, ma abbiamo cercato di metterla subito a suo agio!
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Il problema è sorto quando, volendo provare a decidere una meta, Mariusz ha detto “Mi piacerebbe tanto andare a vedere il castello di Teodorano”. Detto, fatto: restava solo da decidere il percorso, ma la meta era bella che definita!
Siamo partiti cercando di mantenere un ritmo pacato: ma siccome d’abitudine si parte sempre sparati, quel giorno sembrava di vedere dei cavalli scalpitanti frenati dalle briglie!

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Per arrivare a Teodorano bisogna affrontare due salite: si deve raggiungere Bertinoro e poi, dopo essere scesi, si risale verso Monte Cavallo e da lì raggiungere il piccolo paesino è un attimo. Bastava scegliere quelle meno faticose, ma sempre salite erano!image

Abbiamo preso la via Cupa, che sale in modo relativamente dolce su un letto di ghiaia. Sinceramente non ricordo i nomi di tutti i partecipanti al giro di ieri: c’era Beatrice, super in forma (e in testa) come al solito, c’era Maurizio con la sua fat bike, c’era Sauro, che col suo gruppo Freebike ci ha accompagnati per un pezzetto, e poi Paolo (con la sua bici in prestito super pesante), il fotografo ufficiale Mariusz, Cinzia, che, pur restando in fondo alla fila, non si è mai arresa fino alla fine. E ancora Andrea, Sirio e Aurelio, che da poco hanno iniziato ad uscire con noi, ma mi pare si divertano proprio, dato che tornano! 😉
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Arrivati in cima abbiamo fatto un pezzo in asfalto, passando da Tessello, per arrivare alla discesa (o salita, dipende da dove la si affronta) della “Busca”, detta anche “dell’immondezzaio”. Perché li sotto c’è una discarica. E detta così potrebbe sembrare una cosa orribile e puzzolente, invece è uno dei posti più belli ed affascinanti qui in zona: un crinale che sovrasta colline frastagliate, animate da variopinte sfumature di verde: è uno spettacolo della natura, anche se parzialmente creata dall’uomo. Il sentiero sembra facile, perché in ghiaia, ma bisogna prestare attenzione perché è molto rovinato, in certi punti si sono formati dei canali a causa delle piogge insistenti e della neve; in altri è pieno di sassi che si spostano sotto le ruote al tuo passaggio, e nel mezzo piano piano sta franando il sentiero: ogni volta manca un pezzetto di strada. La mia paura è che un giorno crolli definitivamente, ma spero accada più in là possibile nel tempo!
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Abbiamo affrontato la discesa ognuno a modo proprio, ognuno con la propria andatura e velocità… e io sono pure scesa dalla bici ad un certo punto! Quasi me ne vergogno, ma da quando ho la bici nuova e non ho più il reggisella telescopico non mi sento più tanto sicura: è più forte la paura di cadere della voglia di buttarmi da una bella discesa, ma mi rimetterò presto in sesto! 😉
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Arrivati in fondo alla discesa abbiamo ripreso la via, metà inghiaiata e metà in asfalto, che porta verso Monte Cavallo. Finchè non siamo arrivati al fatidico bivio: la prima strada è molto più lunga, ma la salita è affrontabile, e con un po’ di pazienza si arriva in cima senza problemi. Poi c’è il cosiddetto “taglio”: una pendenza che arriva fino al 28%, molto più breve per fortuna, ma per affrontarla, anche se è in asfalto, bisogna mettersi tutti in avanti sulla sella, spingere i gomiti verso il basso -far avanzare il baricentro il più possibile insomma- per evitare che la ruota davanti si alzi.
Per fortuna durante la salita siamo stati costretti a fare una pausa, a causa di una frana che aveva interrotto la strada: mai -e dico MAI- pensare che si possa arrivare a casa puliti come quando si è partiti! Per passare in mezzo alla frana fangosa, bici alla mano, mi sono impiastricciata tutte le scarpe di fango. Ma ormai non ci faccio neanche più caso: poi quando si asciuga basta una scrollata e viene via tutto 😉

Per arrivare a Teodorano senza dover passare dalla strada, c’è un bellissimo taglio che inizia con una discesa ristoratrice, poi risale piano piano per riportare alla via principale. E’ una via inghiaiata, con qualche tratto di asfalto vecchio e rovinato, passa davanti a qualche abitazione, in mezzo agli alberi, e lascia intravedere in certi passaggi la vallata -quella che chiamiamo la “Fabbrona”-  che separa i due monti. Giunti al termine di Via Paderno (così si chiama) è un attimo raggiungere Teodorano, e dalla piazza circondata dalla rocca ci si può solo fermare per ammirare lo spettacolo mozzafiato che ci si trova davanti!image

Noi, per non farci mancare niente, abbiamo fatto una bella foto di gruppo, e poi abbiamo legato Paolo con la corda che “casualmente” Mariusz aveva nello zaino! Non chiedetemi perché o percome, ma quando è il momento di divertirsi facendo cose senza senso siamo i primi!
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Cinzia era talmente contenta di essere arrivata a Teodorano che non smetteva di scattare foto 🙂
Dopo una merenda veloce ci siamo rimessi in marcia: scendendo dalla strada asfaltata verso il cimitero di Meldola, ci si trova, dopo una serie di curve, una via sulla destra, che se non si sta attenti la si perde di vista e si tira dritto. E’ quello che ha fatto metà del gruppo, purtroppo. Ma visto che, oltre ad evitare il traffico e passare in mezzo a viste meravigliose, risparmia un bel tratto di strada, arrivando direttamente a Fratta, dopo una telefonata per avvisarli di non aspettarci, ci siamo fiondati di nuovo in mezzo alla ghiaia.
Io adoro quel tratto, perché dopo una parte iniziale un po’ chiusa, si versa in mezzo alla campagna: i colori sono stupendi, in base alla stagione mutano dal bruno dei campi arati, al verde dei germogli di grano, al fieno dorato d’agosto!image

Giunti alla Fratta, con tanta pazienza, ci siamo messi in fila indiana ed in mezzo al traffico piuttosto intenso siamo tornati verso Bertinoro, dove io ho affrontato in solitaria l’ultima salita per arrivare a casa!

Bel giro anche stavolta, alla prossima ragazzi!

La pulizia della bici… pubblicità!

Può sembrare un momento pubblicità, ed effettivamente… lo è! Non che io venga pagata, o che mi abbiano promesso chissà quali ricompense, voglio semplicemente consigliarlo a chi ancora non l’ha provato.

Vi ricordate quando con calma e pazienza vi ho spiegato come pulire la vostra bici? Beh, dopo di allora mi sono imbattuta in questo Resolv Bike: e tutto quello spazzolare, sfregare, ecc. sono diminuiti notevolmente! Intanto che lui agisce indisturbato sul grasso della catena che si è impastato perbenino con fango e polvere, io penso a lavare il telaio e le ruote. Una spruzzatina e una passata di spugna e poi una bella sciacquata! Tutto con lo stesso prodotto ovviamente.

E’ così che ha fatto Vincenzo dopo essere stato a scorrazzare per discese piene di fango: è tornato a casa, ha guardato la sua bici e ha detto “qui ci vuole una bella lavata!”

vincenzo prima          vincenzo dopo

La stessa cosa deve aver pensato Luca, quando ha guardato la sua Rocky Mountain tutta sporca e piena di terra: quando si riducono così c’è poco da fare! L’umidità e lo sporco sono deleteri per il nostro mezzo preferito: si insinuano nelle giunture, creano ruggine dove possono e attriti indesiderati dove riescono: sono a rischio lo sterzo, i pedali, gli ammortizzatori. Per non parlare della catena: se la lasciate così state pur certi che inizierà presto ad arrugginire. E, come ben sappiamo, la manutenzione di questo tipo costa cara!

rocky mountain primarocky mountain dopo

Credo che Stefano abbia fatto il mio stesso ragionamento quando ha tirato a lucido la sua:

stefano primastefano dopo

E io non sono da meno: mi piace avere la mia BMC perfettamente pulita. Mi piace portare via tutto lo sporco, e vedere, mentre sciacqui via la schiuma, che sotto è di nuovo tutto lucido. E pensare che non sono affatto una maniaca delle pulizie;-)
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Maurizio ha usato ResolvBike per pulire la sua fat: e quella di sporco ne raccoglie lungo la strada!
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Poi ho scoperto che Resolv può essere usato anche come pre-trattante sugli indumenti: Alessandro, il presidente del MTB Cesena (la mia squadra 🙂 ), ha fatto questa prova. Secondo me ha preso spunto dalla pubblicità dell’Omino Bianco, ma ha reso perfettamente l’idea, non trovate?

salomoni prima salomoni dopo