Dicesi giro “tranquillo”…

Come ogni sabato pomeriggio, il programma era di trovarsi alle 14 al solito posto. Il giorno prima Ale mi aveva mandato un messaggio: “Viene una ragazza nuova: trattatela bene”. Per “trattare bene” intendeva: non andate troppo forte e cercate di fare un giro facile.
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Il problema è che NESSUNO sa che giro faremo finchè non siamo tornati tutti a casa, DOPO il giro stesso. Strano dite? No, normale: il bello di partire con la mountain bike è che puoi improvvisare in ogni momento, puoi decidere di scendere per quel sentiero o per quella vigna, o semplicemente passare da una strada inghiaiata.

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Insomma, anche questa volta tutti puntuali: Cinzia era arrivata un po’ preoccupata per questo esordio alla cieca, ma abbiamo cercato di metterla subito a suo agio!
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Il problema è sorto quando, volendo provare a decidere una meta, Mariusz ha detto “Mi piacerebbe tanto andare a vedere il castello di Teodorano”. Detto, fatto: restava solo da decidere il percorso, ma la meta era bella che definita!
Siamo partiti cercando di mantenere un ritmo pacato: ma siccome d’abitudine si parte sempre sparati, quel giorno sembrava di vedere dei cavalli scalpitanti frenati dalle briglie!

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Per arrivare a Teodorano bisogna affrontare due salite: si deve raggiungere Bertinoro e poi, dopo essere scesi, si risale verso Monte Cavallo e da lì raggiungere il piccolo paesino è un attimo. Bastava scegliere quelle meno faticose, ma sempre salite erano!image

Abbiamo preso la via Cupa, che sale in modo relativamente dolce su un letto di ghiaia. Sinceramente non ricordo i nomi di tutti i partecipanti al giro di ieri: c’era Beatrice, super in forma (e in testa) come al solito, c’era Maurizio con la sua fat bike, c’era Sauro, che col suo gruppo Freebike ci ha accompagnati per un pezzetto, e poi Paolo (con la sua bici in prestito super pesante), il fotografo ufficiale Mariusz, Cinzia, che, pur restando in fondo alla fila, non si è mai arresa fino alla fine. E ancora Andrea, Sirio e Aurelio, che da poco hanno iniziato ad uscire con noi, ma mi pare si divertano proprio, dato che tornano! 😉
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Arrivati in cima abbiamo fatto un pezzo in asfalto, passando da Tessello, per arrivare alla discesa (o salita, dipende da dove la si affronta) della “Busca”, detta anche “dell’immondezzaio”. Perché li sotto c’è una discarica. E detta così potrebbe sembrare una cosa orribile e puzzolente, invece è uno dei posti più belli ed affascinanti qui in zona: un crinale che sovrasta colline frastagliate, animate da variopinte sfumature di verde: è uno spettacolo della natura, anche se parzialmente creata dall’uomo. Il sentiero sembra facile, perché in ghiaia, ma bisogna prestare attenzione perché è molto rovinato, in certi punti si sono formati dei canali a causa delle piogge insistenti e della neve; in altri è pieno di sassi che si spostano sotto le ruote al tuo passaggio, e nel mezzo piano piano sta franando il sentiero: ogni volta manca un pezzetto di strada. La mia paura è che un giorno crolli definitivamente, ma spero accada più in là possibile nel tempo!
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Abbiamo affrontato la discesa ognuno a modo proprio, ognuno con la propria andatura e velocità… e io sono pure scesa dalla bici ad un certo punto! Quasi me ne vergogno, ma da quando ho la bici nuova e non ho più il reggisella telescopico non mi sento più tanto sicura: è più forte la paura di cadere della voglia di buttarmi da una bella discesa, ma mi rimetterò presto in sesto! 😉
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Arrivati in fondo alla discesa abbiamo ripreso la via, metà inghiaiata e metà in asfalto, che porta verso Monte Cavallo. Finchè non siamo arrivati al fatidico bivio: la prima strada è molto più lunga, ma la salita è affrontabile, e con un po’ di pazienza si arriva in cima senza problemi. Poi c’è il cosiddetto “taglio”: una pendenza che arriva fino al 28%, molto più breve per fortuna, ma per affrontarla, anche se è in asfalto, bisogna mettersi tutti in avanti sulla sella, spingere i gomiti verso il basso -far avanzare il baricentro il più possibile insomma- per evitare che la ruota davanti si alzi.
Per fortuna durante la salita siamo stati costretti a fare una pausa, a causa di una frana che aveva interrotto la strada: mai -e dico MAI- pensare che si possa arrivare a casa puliti come quando si è partiti! Per passare in mezzo alla frana fangosa, bici alla mano, mi sono impiastricciata tutte le scarpe di fango. Ma ormai non ci faccio neanche più caso: poi quando si asciuga basta una scrollata e viene via tutto 😉

Per arrivare a Teodorano senza dover passare dalla strada, c’è un bellissimo taglio che inizia con una discesa ristoratrice, poi risale piano piano per riportare alla via principale. E’ una via inghiaiata, con qualche tratto di asfalto vecchio e rovinato, passa davanti a qualche abitazione, in mezzo agli alberi, e lascia intravedere in certi passaggi la vallata -quella che chiamiamo la “Fabbrona”-  che separa i due monti. Giunti al termine di Via Paderno (così si chiama) è un attimo raggiungere Teodorano, e dalla piazza circondata dalla rocca ci si può solo fermare per ammirare lo spettacolo mozzafiato che ci si trova davanti!image

Noi, per non farci mancare niente, abbiamo fatto una bella foto di gruppo, e poi abbiamo legato Paolo con la corda che “casualmente” Mariusz aveva nello zaino! Non chiedetemi perché o percome, ma quando è il momento di divertirsi facendo cose senza senso siamo i primi!
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Cinzia era talmente contenta di essere arrivata a Teodorano che non smetteva di scattare foto 🙂
Dopo una merenda veloce ci siamo rimessi in marcia: scendendo dalla strada asfaltata verso il cimitero di Meldola, ci si trova, dopo una serie di curve, una via sulla destra, che se non si sta attenti la si perde di vista e si tira dritto. E’ quello che ha fatto metà del gruppo, purtroppo. Ma visto che, oltre ad evitare il traffico e passare in mezzo a viste meravigliose, risparmia un bel tratto di strada, arrivando direttamente a Fratta, dopo una telefonata per avvisarli di non aspettarci, ci siamo fiondati di nuovo in mezzo alla ghiaia.
Io adoro quel tratto, perché dopo una parte iniziale un po’ chiusa, si versa in mezzo alla campagna: i colori sono stupendi, in base alla stagione mutano dal bruno dei campi arati, al verde dei germogli di grano, al fieno dorato d’agosto!image

Giunti alla Fratta, con tanta pazienza, ci siamo messi in fila indiana ed in mezzo al traffico piuttosto intenso siamo tornati verso Bertinoro, dove io ho affrontato in solitaria l’ultima salita per arrivare a casa!

Bel giro anche stavolta, alla prossima ragazzi!

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