SOMMERSI DALLA NOVE COLLI… FINO AL COLLO!

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La prima volta che ho avvertito la presenza della Nove Colli è stata una domenica mattina di sei, sette anni fa: ancora non sapevo cosa fosse la bici, e sentire un elicottero passare sopra Bertinoro mentre cercavo di godermi il mio sonno non è stato un impatto piacevole. Con il passare degli anni, e di qualche altra domenica dalla sveglia frenetica, mi sono trovata coinvolta in questa famosissima competizione organizzata dalla Fausto Coppi di Cesenatico. Essendo una gara su strada, il mio coinvolgimento non è stato diretto: sono entrata dal retro, di soppiatto, e mi sono insinuata sempre più nel meccanismo. I primi anni la mia partecipazione era legata al Ciclo Evento, la fiera che si tiene a Cesenatico nei giorni precedenti la competizione: vivevo i preparativi, la pubblicità, vedevo i concorrenti che si preparavano, chi comprando abbigliamento, chi acquistando integratori, e chi tirando a lucido la propria bici. Osservavo gli appassionati e i semplici curiosi. E in questo mondo variopinto vedevo le novità, le super offerte, i tre-per-due, i restituisci-il-vecchio-e-prendi-il-nuovo, e ci sguazzavo come un’anatra nello stagno!

in attesa del gruppo dei primi

Davide e Alessandro in attesa del gruppo dei primi

Ecco Alessandro pronto con i guanti
Quest’anno sono andata ancora più a fondo, sono entrata nella competizione, l’ho vista da un’angolazione ancora a me sconosciuta: ho fatto parte di un team di assistenza meccanica!
E’ stato Maurizio che ha composto la propria squadra: reclutato dall’associazione organizzatrice dell’evento, ha chiesto ad Alessandro, mio marito, e a Davide, di dargli una mano. E io? Io ero il Jolly! 🙂
La giornata è iniziata prima di quelle domeniche con l’elicottero, e prima ancora delle giornate passate a lavorare in fiera: alle quattro ci siamo alzati.

Maurizio munito di ombrello

Maurizio munito di ombrello

Avevamo preparato tutto il giorno prima, quindi non abbiamo fatto altro che coprirci per bene e partire alla volta della nostra postazione. Maurizio aveva tappezzato l’auto di cartelli che la identificavano come “mezzo autorizzato dell’assistenza meccanica”. Alle 5.30 eravamo sulla rotonda di Bagnarola, e la cosa che mi ha stupita è che non eravamo soli! In mezzo ai segnalatori in casacca giallo fluo, ai paramedici vestiti di arancione e ai motociclisti coi volti coperti da microfoni sproporzionati, spuntavano signore in ciabatte e pigiama, ragazze coi capelli così spettinati che manco fossero appena uscite dalla galleria del vento, vecchietti con l’ombrello, che si riparavano dalla pioggerellina che iniziava di nuovo a cadere, dopo una breve pausa dalla notte precedente.

ecco il primo gruppo

ecco il primo gruppo

Alle 6.00 partiva la griglia rossa, e noi eravamo pronti a seguirla fino a Bertinoro: è stato emozionante vederli arrivare, i temerari che hanno comunque deciso di partire nonostante il freddo e il maltempo. E poi alcuni erano in divisa estiva, e mi sono chiesta più volte cosa avessero in testa quando si sono vestiti al mattino: forse erano ancora annebbiati dal sonno!
Passato il primo gruppo siamo saltati in macchina e ci siamo buttati nella mischia, superati qualche volta dai fotografi e dalle moto dello staff, superando noi qualche gruppetto di ciclisti rimasti indietro, ma stando sempre in occhio. Ed ecco il primo ciclista in difficoltà: aveva forato e stava cercando di cambiare la camera d’aria più in fretta possibile, per non perdere il gruppo! Sono scesi Maurizio ed Alessandro: sembrava di assistere ad un pit stop della Formula Uno. Ottimo lavoro di squadra ragazzi: il nostro amico può ripartire tranquillo.

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Siamo andati avanti così, fermandoci un altro paio di volte, fino alla salita che porta a Bertinoro: in lontananza abbiamo scorto il nostro amico Daniele, e un po’ di incoraggiamento era doveroso!
Poi via di nuovo, in mezzo a quel marasma di cicloamatori indemoniati, che pur di guadagnarsi un posto in classifica -fosse anche la loro classifica personale- sarebbero stati disposti a vendere l’anima. Il nostro obbiettivo a quel punto era raggiungere la postazione fissa di Perticara.

ecco Daniele bello carico!

ecco Daniele bello carico!

Il giorno prima avevamo lasciato una macchina in paese, carica di tutto il materiale necessario: gazebo, tavolini, cartelli, teli, eccetera. Abbiamo scalato il Barbotto per la seconda volta in due giorni, in macchina ovviamente! In cima, tra pioggia e nebbia, altro personale addetto stava predisponendo il ristoro e altri punti di assistenza meccanica.

Postazione pronta!

Postazione pronta!

Tagliando direttamente verso Perticara, siamo arrivati in fretta in paese e abbiamo deciso di posizionarci di fianco al ristoro: la pioggia non ci ha voluti aiutare, tanto che abbiamo dovuto fare in fretta e furia a montare il gazebo. Poi, una volta riparati dalla pioggia, abbiamo finito di allestire con calma: le cassette degli attrezzi appoggiate in un angolo, il materiale di ricambio su un tavolino, i copertoni appesi, i cavalletti pronti ad accogliere le bici infortunate, e quattro sedie per rilassarci nell’attesa. Nel frattempo la pioggia si era calmata, ed aveva lasciato il posto ad una nebbia fitta e fredda.

DSC06391 La stessa che ha accolto il primo arrivato! Che ovviamente non si è fermato al ristoro: nessuno dei primi lo ha fatto.
I primi erano quelli che dovevano fare il tempo, finire in classifica. E dire che chi passava da lì faceva il giro lungo, quello da 200 km. Manco in macchina riuscirei a farli senza fermarmi 😀

in attesa

in attesa

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E poi è arrivato il sole, e sono arrivati gli altri, tanti gruppetti: man mano che passava il tempo, chi arrivava aveva sul viso l’immagine della stanchezza, dello sfinimento, del “ma-chi-me-l’ha-fatto-fare”. E loro sì, si fermavano. Si fermavano a bere, mangiare, riposarsi. E tanti si sono fermati anche da noi, al punto di assistenza meccanica di Perticara, dove Maurizio e Alessandro regolavano cambi, distribuivano olio sulle catene asciutte lavate dalla pioggia, cambiavano camere d’aria e copertoni. E’ stato bello vedere i volti dei ciclisti distendersi, rilassarsi, felici di poter ripartire per terminare la loro impresa, la loro sfida personale. Erano grati!

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E anche io ho partecipato, nel mio piccolo, sistemando qualche bici sul cavalletto, mettendo un po’ di olio sulle catene scricchiolanti per la troppa pioggia, e preparando dei bei panini con salame e mortadella. Perché una bella merenda non fa mai male!

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il nostro amico Andrea che recupera le forze

E’ stata una bellissima esperienza, che ripeterei cento volte, nonostante la levataccia e il freddo, perché entrare così nel profondo di una gara, pur non partecipandovi, è un privilegio che non viene concesso a tutti.

DSC06416Vorrei solo fare un appunto finale, vista la polemica che ha imperversato in questi giorni su Facebook: la pulizia delle strade è un dovere di tutti, ciclisti, automobilisti e pedoni. Durante la gara erano stati predisposti dei punti di raccolta per permettere ai partecipanti di liberarsi delle cartacce, e ho visto con i miei occhi personale addetto alla raccolta, che dopo la gara passava sui bordi delle strade a ripulire tutto. Resta il fatto che quel personale non avrebbe dovuto esserci: i ciclisti per definizione dovrebbero essere amanti e rispettosi della natura, dovrebbero mettersi in tasca quelle cartacce che si portano da casa, per gettarle nei loro bidoni, non sul ciglio della strada. Quindi faccio un appello a tutti i ciclisti: se volete essere rispettati, iniziate a rispettare voi per primi. Che siate stradisti o bikers, che siate podisti o passeggiatori, rispettate l’ambiente e le persone che vi circondano: andare per strada e vedere che è tutto verde, bello e pulito fa bene anche allo spirito oltre che al nostro pianeta!

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